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Gli antichi si chiedevano come potessero vivere in simbiosi con le radici degli alberi. La conseguenza dei fulmini di Giove, pensavano. Qualche secolo successivo , Plinio il Vecchio tentò di classificarli, con scarsi risultati. La sua conclusione fu che si trattava di “un vizio della natura”. Si può sorridere dinnanzi a questa balzana affermazione … oppure rendersi conto che Il Vecchio aveva intuito che il Tartufo sarebbe stato un appuntamento fisso per i palati più viziosi.
Un parassita che vive perfettamente in simbiosi mutualistica con la pianta di cui si nutre dalle radici. Da querce, tigli, salici, pioppi e noccioli eredita l’aroma e intensità del profumo e finezza nel gusto.
L’offerta della verde Umbria si contraddistingue chiaramente per il Nero di Norcia e –sorpresa- il Bianco, la Trifola, estratto tra Gubbio, Pietralunga proprio durante queste settimane di Ottobre. La Trifola umbra rappresenta circa l’80% della produzione nazionale e non ha nulla da invidiare al cugino di Alba.
Bianco o nero. Scorzone o fresco, la conservazione di questo fungo è oggetto di discussione per esperti del settore e amatori. Lo scopo è mantenere inalterate nel tempo le caratteristiche organolettiche. Sotto’olio, sottovuoto, o avvolto nella lana, come propone lo chef Tano Simonato, sono alcuni dei metodi più conosciuti.
Questa delizia, tra i 300 e i 900 mt di altitudine, è messa a disposizione da Madre Natura per i più volenterosi e costanti, non senza l’aiuto del nostro amico Fido.