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In commercio se ne trovano di tutti i tipi e di tutte le marche: grandi, leggeri, di plastica o gomma, da uomo e da donna. Ma a cosa serve esattamente questo strumento? Ed è davvero così necessario durante l’allenamento sportivo?
Come dice la parola stessa, il cardiofrequenzimetro misura la frequenza dei battiti cardiaci. E’ composto da due elementi: un trasmettitore -solitamente è una fascia cardio indossata al petto- e un ricevitore, solitamente un orologio da polso. I primi cardio, degli anni 80, erano degli apparecchi rudimentali in cui il trasmettitore e il ricevitore erano direttamente collegati da dei fili. Fortunatamente oggi, grazie alle tecnologie senza fili, il groviglio dei cavi è un lontano ricordo per l’atleta.
Come funziona un cardiofrequenzimetro?
Senza scendere in dettagli tecnico-scientifici, ci limitiamo a citare il principio di funzionamento di base: due elettrodi , posti ad una distanza precisa sulla fascia cardio, misurano la differenza di potenziale generata in quell’istante. I dati vengono inviati all’orologio da polso che li decodifica, elabora e spesso memorizza. Un buon cardiofrequenzimetro deve essere di tipo own cal, vale a dire che il segnale tra il ricevitore e il trasmettitore deve essere codificato e decodificato esclusivamente da quell’orologio e quella fascia. Pensate ad alcuni individui che si allenano sui tapis roulant della palestra, o a un gruppo di ciclisti in un’uscita domenicale..se i cardio non fossero codificati ciascuno leggerebbe dei valori sballati, di altre persone!
A cosa serve?
Il cardiofrequenzimetro viene utilizzato da professionisti e amatori durante allenamenti o gare. Il monitoraggio del cuore è un’attività che interessa molti tipi di sport ad alto dispendio energetico: corsa, nuoto, ciclismo su strada o corsa, ecc. Chiunque voglia avere un report dell’attività cardiaca durante l’allenamento sportivo può utilizzare un cardio. Grazie al monitoraggio della frequenza cardiaca si è a conoscenza dello sforzo sta effettivamente compiendo il nostro cuore, e ci si può regolare di conseguenza per impostare i propri limiti e il tipo di allenamento. Ci sono dei casi in cui il cardiofrequenzimetro NON deve essere utilizzato, vale a dire:
1. Come protezione per il cuore: un cuore sano sa come difendersi da un sovraffaticamento, un cuore malato invece è a rischio anche a frequenze cardiache basse. Il cardio non può considerarsi sostitutivo di un elettrocardiogramma, o tantomeno del parere di un cardiologo. Sembrerà banale a dirsi, tuttavia riteniamo opportuno fugare qualsiasi dubbio a riguardo.
2. Per il dimagrimento: il monitoraggio della frequenza cardiaca non è una soluzione completa per l’individuo in sovrappeso: alcuni esperti sostengono che non vi è nessuna correlazione tra la zona di dimagrimento (solitamente 60-70 % della frequenza cardiaca massima) e la quantità di grassi bruciati.
In sostanza dunque, è un ottimo apparecchio per monitorare la situazione cardiaca sia durante che dopo l’allenamento, ma per utilizzarlo correttamente è necessario conoscere i propri limiti ed alcuni parametri come la frequenza cardiaca massima e il peso ideale.
L’offerta sul mercato è eterogenea, sia per prezzo che per tipologia. Anche i più economici cardio, (non precisissimi, dobbiamo sottolinearlo) hanno altre funzioni integrate come visualizzazione dell’ora e la frequenza cardiaca media. I modelli più evoluti dspongono di un ricevitore GPS che consente di sapere esattamente il chilometraggio percorso, la velocità media, la velocità istantanea, l’altimetria, e il dispendio calorico.
Sono disponibili accessori come il contapassi per la misurazione della cadenza.
La maggior parte dei cardiofrequenzietri offre anche la possibilità di collegare l’orologio al pc tramite USB e scaricare i dati acquisiti durante la performance. Se il vostro cardio ha anche il gps integrato è possibile visualizzare nel dettaglio i grafici spazio-temporali delle prestazioni relativi a velocità, frequenza cardiaca, pendenza del terreno e cadenza.
Con un monitoring così dettagliato, cosa aspettare?